Gli Alpini e gli studenti lungo il sentiero delle trincee di Onigo

 

 

Il 4 ottobre scorso ci è giunta questa mail:

«Siamo degli studenti di 5 CA della scuola enologica GB Cerletti di Conegliano (TV).

Come progetto scolastico, abbiamo pensato alla valorizzazione del Sentiero delle Trincee di Onigo sia dal punto di vista ambientale che storico.

Siamo già entrati in contatto con il Comune che ci ha dato il via libera all' ideazione di questo progetto.

Abbiamo pensato di contattarvi per avere informazioni e materiali inerenti alle trincee, alla loro storia e al contesto paesaggistico in cui si trovano.

Siamo disponibili ad un eventuale incontro.

Vi ringraziamo sin da ora,

Distinti saluti, gli studenti della 5CA.»

 

La richiesta ci ha mandato in leggero panico! Non tutti, infatti, sanno la funzione che avevano le trincee di Onigo e coloro che forse le avevano frequentate, purtroppo. non ci sono più.

Ci siamo perciò rivolti all’alpino scrittore Italo Zandonella Callegher, il quale di buon grado ha accettato di addossarsi la parte didattica, raccogliendo più informazioni possibili. Come accompagnatore e guida è stato chiamato Tarcisio Sartor (esperto del GAMO e deux ex machina dell’itinerario che, con encomiabile dedizione, si è caricato l’onere di tenere costantemente puliti i sentieri dei nostri bei colli, comprese le trincee).

Abbiamo fissato dunque un appuntamento con gli studenti per il 12 dicembre 2012 presso la piazza del municipio.

Alle ore 9 ci siamo inoltrati lungo il percorso, passando per la Liona sopra la quale il GAMO (responsabile del sentiero) ha posizionato una “rosa dei venti” con le indicazioni di tutte le montagne, valli e colline che ci circondano.

Dopo brevi accenni sull’Eremo di Sant’Elena siamo saliti alle Mura Bastia (dove Italo ha descritto dettagliatamente la storia - un po’ trascurata - del castello che un tempo era appartenuto ai Conti da Onigo) e abbiamo preso il sentiero delle trincee vero e proprio.

Durante il percorso gli studenti, dimostratisi interessati oltre ogni aspettativa, hanno colto ogni aspetto del sentiero, dal valore storico a quello ambientale.

Di seguito ecco il resoconto della giornata che abbiamo ricevuto e le loro più che apprezzabili intenzioni.

 

«Visita guidata al sentiero delle trincee ad Onigo.

Siamo 12 ragazzi dell’Istituto Tecnico Agrario G. B. Cerletti di Conegliano frequentanti la classe 5^CA. Il nostro Piano Formativo prevede  due ore a settimana  dedicate all’area di progetto. Questa ci permette di  scegliere un progetto, attinente al nostro percorso di studio, di svolgerlo e presentarlo eventualmente ad enti a cui potrebbe interessare. Quest’anno la classe intende valorizzare il Sentiero delle Trincee di Onigo di Piave, con l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione dell’aspetto sia storico che paesaggistico per mantenere vivo il ricordo di ciò che è stato  senza rinunciare ad una piacevole passeggiata all’aria aperta. Il giorno 12 dicembre 2012 abbiamo avuto il primo approccio con il luogo grazie alla gentile collaborazione dello scrittore Italo Zandonella Callegher (GAMO e ANA), che ci ha accompagnati assieme ai signori Tarcisio Sartor (GAMO), Andrea Bozzoni (ANA) e Dennis Groppo (GGO) alla scoperta del percorso; grazie alla loro preparazione e passione abbiamo capito cosa fosse stato quel luogo al tempo della Prima Guerra Mondiale (e nell’antichità con il castello dei da Onigo).

Abbiamo percorso in circa due ore il Sentiero delle Trincee e il Sentiero dei Ronch durante il quale abbiamo conosciuto e annotato la principale vegetazione presente e abbiamo ascoltato quel che gli esperti ci spiegavano in modo chiaro e appassionato.

In seguito a ciò, sono nate diverse idee da parte nostra, come la cartellonistica storica da installare lungo il percorso, soffermandosi in luoghi caratteristici quali le postazioni dei cannoni, le gallerie sotterranee che servivano per i rifornimenti (munizioni, cibo) e la postazione delle sentinelle.

Per la sezione naturalistica, pensiamo di installare targhette di riconoscimento delle varie specie botaniche e simpatiche insegne per raccogliere la fauna tipica del luogo: durante la nostra escursione abbiamo incontrato tracce di gufi, lepri, caprioli, cinghiali e fagiani.

Questo progetto dev’essere pronto entro la fine di quest’anno scolastico e speriamo di attirare l’attenzione di chi potrebbe concretizzarlo con lo scopo di valutare l’ecosistema e  la memoria storica. Nel frattempo ringraziamo di cuore tutti coloro che ci aiutano a continuare il progetto e ci auguriamo di non deludere le aspettative. Un grazie speciale ad Italo e agli altri (compresi gli Alpini con il loro capogruppo Ciet per la simpatica ospitalità con panini ecc. nella bella sede).  

Martina Da Col e i Ragazzi della 5^CA.»

 

 

 

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA GENERALE

DOMENICA 13 GENNAIO

ORE 9.00

IL GRUPPO ALPINI ONIGO

CONVOCA

PRESSO LA SEDE DEL GRUPPO

L’ASSEMBLEA  ANNUALE DEI SOCI

COL SEGUENTE ORDINE DEL GIORNO:

·        RELAZIONE DEL CAPO GRUPPO

·        RELAZIONE ECONOMICA

·        RINNOVO TESSERAMENTO

·        ISCRIZIONI PER IL PRANZO SOCIALE

·        VARIE ED EVENTUALI

L’assemblea avrà inizio alle ore 9,00 in prima convocazione (validità con presenza del 50%+1 dei soci) e alle 9,30 in seconda convocazione (validità con qualsiasi numero di soci)

Verranno altresì illustrati i tanti progetti programmati per il nuovo anno.

Vi aspetta tutti in sede e vi augura un felice Anno Nuovo

IL CAPO GRUPPO

Ciet Alessandro

 

  

 

 

 

 

Nel 2009 il libro La valanga di Selvapiana di Italo Zandonella Callegher (editore Corbaccio/Garzanti), vinse il Premio Gaeta e il Premio “Alpini Sempre”. Quest’ultimo è un premio voluto e organizzato dal Gruppo Alpini di Ponzone con l’appoggio della Sezione di Acqui Terme. Ora, 2012, lo stesso premio è stato assegnato a La ragazza del mulo (editore Mursia), sempre di Zandonella. Una bella soddisfazione, «…insperata, - dice l’autore - perché non è facile vincere due volte lo stesso premio.»
Mentre ne La valanga… si racconta la storia e le imprese degli Alpini sulla cima    Undici e sul Passo della Sentinella durante gli anni di guerra 1915-17, ne La    ragazza… si narrano le battaglie sanguinose combattute nello stesso periodo fra   italiani e austro-ungarici sulla Cresta di Confine, che era la terribile prima linea   dell’Alto Cadore. Ora è allo studio l’idea di concludere la trilogia narrando la   storia della Grande Guerra sulla Croda Rossa di Popèra.
 
La cerimonia di Ponzone si è svolta il 20 e 21 ottobre 2012 (organizzata   dall’efficiente alpino Sergio Zendale, segretario del Premio) ed è stata semplice, sentita e genuina come tutte le ricorrenze degli alpini.
 
Ponzone è un tranquillo e bellissimo paese turistico del Monferrato, in provincia di Alessandria, a due passi dalla celebre Acqui Terme di origini romane.
Nel pomeriggio del 20, dopo l’inaugurazione di una bella mostra su cimeli alpini, il Coro “Acqua ciara monferrina” della Sezione si è esibito in un repertorio di tutto rispetto, esibendo anche dei pezzi inediti e molto belli.
Il 21, alla presenza di autorità civili e militari, c’è stata la consegna del premio. Naturalmente graditissimo perché Zandonella lo riceveva per la seconda volta, perché la giuria è indipendente e non legata a interessi di parte, perché è un premio genuino e pulito, perché il vincitore è uno “da fuori” che non ha amici e non è un raccomandato.
 
Abbiamo fatto a Zandonella alcune domande che ci sembrano   utili e pertinenti:
 
Cosa si prova ad essere premiato per la seconda volta con un   premio così importante?
 
Molta soddisfazione e anche un po’ di incredulità vista la   difficoltà, oggi, di vincere un premio. Doppia contentezza,   dunque. Fra l’altro c’erano parecchi libri in concorso, fra cui   ben quattro dell’editore Mursia, tutti su argomenti di guerra e   con protagonisti anche gli alpini.
 
Quale è stata la sua reazione quando ha saputo del premio?
 
Reazione serena e tranquilla. Sono un montanaro e un alpino-alpinista, perciò tengo sempre i piedi ben piantati per terra. Tutto quello che arriva lo considero un valore aggiunto, da prendere certamente con gioia, ma moderata. Se uno crede di volare alto solo perché ha vinto qualche premio, è destinato a cadere e a farsi molto male…
 
Da quanto tempo aveva in mente di scrivere questo libro che lei considera la continuazione de La Valanga di Selvapiana?
 
In effetti è la continuazione. È il seguito di quel libro, che giunge nella narrazione fino al Passo di Montecroce Comélico mentre il secondo riparte da qui e va verso oriente. L’idea di continuare mi è venuta durante le ricerche per La valanga… Ho trovato molte similitudini con quella storia e mi pareva giusto raccontarla. Il settore di guerra è un altro, dall’altra parte della valle, con una geologia diversa e con soldati diversi. Alpini in Popèra, quasi tutti Fanti sulla Cresta di Confine. Ma il risultato è simile; una grande tragedia. Questo lavoro mi è costato anni di ricerca in Italia e in Austria, ma alla fine è scaturito un racconto che mi soddisfa, anche se duro e a tratti inverosimile. Tant’è che all’inizio del volume dico: “Scrivendo questo libro ho dovuto usare la testa per controllare il cuore”. Perché ho incontrato nella storia un mucchio di errori di valutazione, di crudeltà, di comandanti macellai e incapaci. E un mucchio di poveri cristi destinati alla carneficina.
Il libro contiene, come ideale filo conduttore fra tanta tragedia, anche una bella storia vera, d’amore e di morte. La protagonista è un’eroina locale che è poi la zia dell’autore. È la ragazza del mulo, appunto.
 
Quale è stato l'elemento scatenante che ha ispirato questa sua nuova opera?
 
La rabbia! Sembrerà strano ma è così. Rabbia verso coloro che non hanno mai ricordato questi sacrifici. Pensate che in quella particolare zona non c’è una Croce, né una lapide o un cippo di ricordo. Niente di niente. Forse perché erano “solo” poveri fanti del sud? Li avevano caricati su un treno in Basilicata dicendo di stare tranquilli che lassù potevano creare un avvenire. Tre giorni di strada ferrata e due di lungo cammino, siam giunti al Monte Cavallino… così diceva la canzone originale (che poi è stata modifica, non si sa perché, in Monte Canino).
Avevano creato apposta per loro la Brigata Basilicata per fare in modo che almeno si capissero; nessuno infatti parlava italiano, nessuno al nord li avrebbe capiti. Dal caldo al gelo in pochi giorni, con neve ancora alta e tanto freddo nelle ossa. Sono morti come mosche. Pochi sono ritornati nella loro terra.
Io, uomo nato nell’estremo lembo settentrionale d’Italia, ho sentito il bisogno di ricordare questi uomini che venivano dall’estremo lembo meridionale d’Italia. In barba alle battute sui meridionali e allo stupido razzismo di qualcuno. L’ho fatto con grande rispetto per tutti, ricordando che questi soldati sono saliti per aiutarci senza sapere neppure dov’era il Veneto, e tantomeno il Cadore, e chi era Cecco Beppe. Né potevano fare diversamente, sarebbero stati fucilati.
 
Ci racconti in breve del massacro di cui scrive
 
L’assurdità degli ordini, la scelleratezza di alcuni generali, la sete di sangue e di rivincita ha portato le nostre truppe al macello. 500 morti e feriti sul Cavallino nel giugno del 1915. Altri morti sul Palombino. 1000 morti e feriti il 4 agosto del 1915 sul famigerato Monte Roteck e altri 1000 in tre ore il 6 settembre successivo. Poi Caduti sui Frugnoni, sul Vanscuro, a Cima Vallona, sul Peralba. Una immensa catastrofe.
Altra vergogna: non si sono mai saputi i dati definitivi !!! Si presume che, nel breve scorrere di qualche mese del 1915, siano stati coinvolti solo in questo piccolo territorio circa 12.000 soldati fra morti, feriti, dispersi, prigionieri, di entrambi gli eserciti. Nell’indifferenza generale. Totalmente dimenticati! Forse volutamente dimenticati per nascondere l’assurdità degli “strani” comportamenti dei comandanti in capo.
Presto porteremo una Croce sul  Monte Roteck, in ritardo di quasi cento anni, ma la porteremo… A ricordo di tutti i Caduti italiani, austriaci, ungheresi, germanici, bavaresi, bosniaci, prigionieri russi e tanti altri.
 
 

Prossimi impegni del gruppo

21 Ottobre 2012

·        11ma marcia dell’A.D.V.A.R

  10 Novembre 2012

·        Quadrangolare di calcio (UN CALCIO AL BISOGNO)

  24 Novembre 2012

·        BANCO ALIMENTARE

  O1 Dicembre 2012

·        Serata con il (G.A.M.O   gruppo amici della montagna Onigo)

  22 Dicembre 2012

·        Presentazione libro (La Ragazza del mulo) dello scrittore Italo Zandonella

Callegher

   

Nel frattempo se vi saranno altri eventi saranno al più presto comunicati.

 

IL GRUPPO NON SI FERMA MAI

 

Nel cuore di noi Alpini certamente l’Ortigara rappresenta uno dei luoghi più sacri e nefasti.

La storia ci ha permesso di valutare la spregiudicatezza di molti generali che per puro loro arrivismo hanno mandato letteralmente al macello migliaia di giovani per conquistare postazioni che sarebbero poi risultate imprendibili e se prese poi indifendibili.

Fu così che tra il 10 e il 29 giugno 1917 dopo numerosi assalti e repentine ritirate tra l’Ortigara e il vallone dell’Agnella,persero la vita 28000 giovani Italiani metà dei quali Alpini e 8000 altrettanto giovani austriaci.

Domenica 8  luglio come ogni anno il Gruppo è stato presente sull’Ortigara,massiccio dell’Altopiano di Asiago,2015m. , tra le province di Trento e Vicenza.

Per ricordare e rendere omaggio a tutti i caduti, con due gagliardetti,uno alla Colonna dell’Ortigara e uno Sul piazzale Lozze, i nostri Alpini hanno Partecipato alle cerimonie ufficiali.

Lo spirito alpino e la perfetta organizzazione ,richiama ogni anno, per la tradizionale gita sociale un gran numero di persone e così, per continuare nel ricordo, due pullman con a bordo un centinaio di persone hanno preso la strada per Caporetto, località della Slovenia nell’alta valle dell’Isonzo.

Qui nella 12ma battaglia dell’Isonzo il10 novembre 1917 ci fu lo sfondamento delle linee italiane da parte dell’esercito Austro Ungarico e Tedesco che costrinsero le truppe Italiane dopo gravissime perdite a ripiegare sul Tagliamento e poi sulla linea del Piave e del Grappa.

I villeggianti hanno assistito ad una messa solenne in onore dei caduti prima di esplorare il territorio accompagnati da una guida locale.

Il 20-21-22 luglio si è svolto a Feltre il raduno Triveneto degli Alpini. Il gruppo di Onigo ha partecipato con un nutrito numero di soci.

Una splendida giornata ha fatto da cornice alla marea di Alpini che hanno sfilato dal piazzale della Birreria Pedavena al centro di Feltre, osannati come al solito da un immenso bagno di folla lungo tutto il percorso e un tripudio di tricolori, bandiere festoni ecc.

Grande amarezza però ha fatto il vedere la caserma Zanettelli in disuso e in totale abbandono.

Per chi ha vissuto il suo periodo di Naja in questo luogo ed in altre caserme che sono state chiuse si è trattato veramente di  un colpo al cuore.

Per concludere in attività il mese gli Alpini di Onigo si sono prodigati per la pulizia del luogo che in Monfenera ha ospitato come ogni anno la festa della Fameja Alpina: tradizionale scampagnata per trascorrere  in allegria assieme agli alpini una giornata in montagna, che si è svolta il 5 Agosto con la partecipazione di più di 400 persone.

L’impegno del gruppo non si è certo fermato dopo una scampagnata in festa,ricordiamo ancora l’incontro annuale con i diversamente abili presso la nostra sede, la pulizia del territorio ,del Bosco delle penne Mozze,

Dell’Eremo di Sant’Elena, tanto caro ai fedeli di Onigo,tutto questo in un Agosto di fuoc. Per concludere poi il 9 Settembre con la tradizionale passeggiata ecologica  attraverso i boschi di Onigo ,organizzata dallo stesse gruppo, che richiama ogni anno un gran numero di appassionati.

In grandi linee questo è ciò che finora il Gruppo Alpini Onigo ha realizzato con volontà e dedizione,ma altri impegni si affacciano all’orizzonte e di questi certamente vi terremo informati sia con gli appuntamenti sia con la cronaca.

 

 
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