Dal racconto della madrina Raffaela Bogana orfana

dell'Artigliere Angelo Bogana caduto in Russia

 

Mio padre è per me un ricordo costruito attraverso i racconti di mia madre e dei miei parenti.

Non ero ancora nata quando lui partì per la guerra come alpino nella divisione Julia. Ricevette notizia della mia nascita da un telegramma; quando nacque mia sorella, mia madre sperava in una licenza invece venne mandato a combattere sul fronte russo. Mi accompagnarono alla stazione e lì, dai finestrini di un treno in corsa, salutai per l’ultima volta mio padre. Dopo soli sei mesi da quel saluto, mio padre era già caduto in battaglia e non sarebbe mai più tornato alla sua casa.

Mi rimanevano solo pochi ricordi da conservare: le sue mani che gettano sulla mia testa di bambina una cascata di petali di rosa.

Questo è mio padre, ancora vivo nel mio cuore.

Mia madre non ha mai smesso di sperare che lui, da un momento all’altro, potesse tornare: speranza che non si è assopita nemmeno quando lesse, nell’elenco pubblicato sul giornale, il nome di mio padre tra i dispersi nella campagna di Russia.

Nemmeno io, ed è difficile spiegarlo, non ho mai smesso di ricordarlo, pur avendolo conosciuto per così poco tempo.

Spesso i ricordi sono indelebili.

Leggo le lettere inviateci dal fronte: racconta di stare sempre bene, di esser sempre felice, di sentire solo la mancanza della sua famiglia. Mi hanno detto che in realtà le lettere dei soldati erano soggette a censura. Forse mio padre non conduceva una vita facile, lì, tra il freddo e il ghiaccio e mia madre lo sapeva per questo non ci ha mai fatto leggere quelle lettere. La vita purtroppo doveva continuare.

Ho assistito, pochi anni fa, al rientro in Italia della salma del milite ignoto. Moltissime persone vegliarono quella salma, celando nei loro occhi bagnati la voglia di credere che quel milite potesse essere l’ultima testimonianza del proprio caro.

E’ stata un’esperienza indimenticabile. Non credevo, ma il ricordo è troppo forte per essere cancellato dal tempo.

Mio padre, mi raccontavano, è stato un buon alpino, sempre generoso e disponibile anche ai lavori più massacranti. Forse per questo motivo mi sento particolarmente unita al gruppo alpini. La loro umanità, la loro solidarietà, il loro senso del dovere, del valore e della memoria sono valori che io voglio aiutare a far crescere.

Sono certa che mio padre, se fosse vivo, sarebbe stato fiero di essere un alpino del gruppo di Onigo e assieme a loro avrebbe cercato di costruire un mondo migliore.

Da febbraio 2010 le cose sono cambiate poiché,alcuni alpini veronesi amanti del camper, girovagando per la Russia quasi per caso sono venuti in possesso di alcune piastrine di riconoscimento, appartenenti ad alpini italiani considerati dispersi in Russia.

Dopo opportune verifiche  hanno accertato che una di queste apparteneva certamente ad Angelo Bogana di Raffaele e Suman Giovanna.

Con solenne cerimonia , con tanta emozione e partecipazione del nostro gruppo, delle sezioni di Treviso e di Verona, e di autorità varie ,presso la sede Trevigiana della sezione la madrina Raffaela e sua sorella Bruna hanno ricevuto dalle mani del presidente di sezione e degli amici veronesi la suddetta piastrina. (foto)

Cerimonia rinnovata in occasione della rappresentazione di Centomila Gavette di Ghiaccio in quel di Onigo il 19 giugno, davanti alla popolazione intervenuta allo spettacolo.

Il Gruppo Alpini di Onigo, ha scelto l'alpino Angelo Bogana come simbolo di tutti gli alpini, specialmente quelli del nostro territorio che non sono tornati da quella infausta missione che fu la campagna di Russia.