Una piccola storia dal Piave al Don

È il 9 gennaio 1911 ad Onigo di Pederobba.
Chi sta passando presso una normale casa colonica sente dapprima un lieve vagito, poi un pianto di liberazione, infine un silenzio di pace e di gioia. In quella casa abitano Raffaele Bogana e Giovanna Suman e a loro è nato il primo figlio. Lo chiamano Angelo, Angelo Bogana, che avrà un futuro tragico fin da piccolo perché perderà ben presto il padre. Cresciuto dalla madre con amorevole cura, diventa un bel ragazzo, cresce bene, con sani principi, serio, lavoratore... Pensiamo che la sua adolescenza e la sua gioventù siano stati simili a quelle di tutti gli altri. In un periodo di ristrettezze economiche e di povertà  generale non poteva essere diversa.
Il 21 settembre 1931 Angelo si sottopone alla visita di leva e dai documenti conservati presso l’Archivio di Stato sappiamo che era alto 1 metro e 77, aveva un torace di 91 cm, i capelli erano castani e lisci senza riccioli o ondulazioni, il corpo era regolare, aveva gli occhi grigi, un colorito roseo, la dentatura era sana, di mestiere faceva il contadino (ma poi diventerà l’uomo di fiducia, una specie il fattore, del possidente Antonio Rossetto); Angelo sa leggere e sa scrivere; infatti ha il diploma della 4ª classe elementare (che è molto per quel periodo dove quasi tutti si fermavano alla terza perché dovevano lavorare nei campi e aiutare la famiglia).

 

Nel 1938 sposa Vittoria Pincin, una bella ragazza del paese, con un viso aperto, luminoso, e gli occhi vispi e intelligenti: occhi adatti al pianto; piangeranno molto, infatti. Il loro matrimonio fu un fatto semplice, come tutti i matrimoni di allora: tanti parenti attorno, estrema sobrietà, abiti tipici dell’autarchia italiana di regime ma comunque decorosi, con un pranzo di nozze atteso da tutti gli invitati come una manna che riempie lo stomaco, probabilmente a base di polenta e conicio e fiumi di crinto da pochi soldi com’era la buona usanza di quei tempi miseri e genuini, ma certamente più beati di questi … Allora l’unico vizio era un’ ombreta e una fumata de videsón …
Il 6 febbraio 1941 viene richiamato dal congedo illimitato e mandato a Belluno nel 5° Reggimento Artiglieria Alpina, “Gruppo Val Piave”. Il 20 maggio del 1942 gli corrispondono un premio di lire 293 al posto di una licenza di 30 giorni.
Il 20 agosto 1942 parte per la Russia col “Val Piave” e, come nelle storie tristi degli alpini, anche la sua tradotta parte da una stazione, quella di Treviso. Alcuni suoi parenti giungono fin lì da Onigo, in bicicletta, per salutarlo. Su una caregheta, attaccata alla buona sulla canna della bici, c’è anche una bambina di tre anni, è la figlia Raffaella che, giunta sotto la pensilina della stazione, saluta con la manina tremante il suo papà. Non lo vedrà mai più. Il treno ormai si muove, non c’è tregua. Sembra aver fretta di partire, di portare via quei poveri cristi verso un luogo da dove ritorneranno in pochi. I parenti hanno appena in tempo di informare Angelo che nella notte è nata una seconda bambina; che si chiama Bruna e che non vedrà mai suo padre.
All’Archivio di Stato, nelle ultime pagine di un enorme faldone chiamato “Libro 4/1911”, ho trovato una nota che fa un po’ di chiarezza sulla scomparsa in Russia del nostro soldato, un fatto rimasto finora nel mistero.
Si legge: “Angelo Bogana di Raffaele, matricola 34094, da Onigo di Pederobba, classe 1911, risulta disperso nel fatto d’armi del Don a Postojeli, sul fronte russo, il 20 gennaio 1943. Si fa verbale che da ricerche fatte l’8 luglio 1943 presso il 5° Reggimento Art. Alpina, ufficio matricola, il Bogana risulta irreperibile, introvabile.”
Né di lui si saprà più nulla. Dunque disperso, cioè morto, nell’immensità di un territorio ostile e gelato, durante la ritirata in località Postojeli sulla strada per Nikolajewka. La parola “disperso” è una parola ancora più tragica della parola “deceduto” perché implica il NON ritrovamento del corpo. Come quando si dice “L’alpinista tal dei tali è disperso sull’Everest” quasi a dare l’illusione che potrebbe rifarsi vivo. Non ci si disperde sull’Everest e non ci si disperde nella steppa gelata della grande madre Russia. Si muore e basta !
In quella località sono state recuperate 219 salme di soldati italiani e anche la piastrina di Angelo Bogana; altre 590 salme sono state recuperate a Novo Postojalovska, un paese lì vicino.
Ed ora l’ultima data: agosto 2009. Alcuni alpini veronesi si trovano in Russia per  visitare i luoghi della guerra. Si recano anche a Miciurinsk dove un contadino si avvicina agli italiani e, senza parlare, consegna loro una gavetta contenente delle piastrine appartenute a nostri soldati. Fra queste c’è anche la piastrina del soldato Angelo Bogana, matricola 34094.
Miciurinsk è lontana da Postojeli circa 100 chilometri e il fatto che la piastrina si trovasse in quel posto, dove c’era pure un campo di prigionia, non ha alcuna valenza storica. Angelo non può essere morto a Postojeli il 20 gennaio 1943 e poi trasportato lo stesso giorno a 100 chilometri di distanza. Con i mezzi di allora, con la steppa gelata e le strade bloccate ciò era assolutamente impossibile.
Quindi fa fede il documento trovato all’Archivio di Stato che dice appunto:
Angelo Bogana è scomparso a Postojeli il 20 gennaio 1943.

Italo Zandonella Callegher