L’ALPINO NANI SCARPA

(amicizia vera e scarpe bone)

 

Nani Scarpa come tanti giovani era stato prelevato dalla sua famiglia, dal suo primo amore, all’età di soli venti anni, per partecipare alla sfortunata e tragica campagna di Russia come alpino della gloriosa Brigata Julia. Era di carattere buono e laborioso, taciturno per natura, ma cambiava completamente quando poteva esercitare la sua grande passione: il canto in coro. Come tutti gli alpini, che parteciparono a quelle storiche giornate, si era trovato nell’infernale ritirata del Don. La sorte lo aveva voluto, durante la ritirata, isolato dalla sua compagnia, in mezzo ad una bufera di neve, senza più alcun punto di riferimento, assieme al suo caro amico Agostino, che condivideva con lui la passione del canto. La situazione era drammatica perché vennero a trovarsi senza cibo, con indumenti fradici e il suo compagno che aveva già le gambe congelate, incapaci di qualsiasi movimento e per di più ferito. Egli lo pregò di lasciarlo e di cercare aiuto. Dei due ad avere ancora le scarpe efficienti e ben tenute era Agostino, perché le aveva sempre curate e rattoppate, essendo un calzolaio, che aveva una vera e propria mania per le scarpe in ordine. Insistendo, obbligò Nani ad indossare le sue scarpe per cercare aiuto. Prima di lasciarsi, si abbracciarono forte, presagendo che non si sarebbero mai più rivisti. Con le lacrime agli occhi, prima dell’addio, con un fil di voce, vollero cantare a due voci l’"Ave Maria", cantata molte volte insieme nel coro della loro parrocchia. Ma furono solo due strofe, perché l’amico si assopì nel sonno che precede la morte. Nani scarpa si salvò, ritrovò i suoi compagni, ma vane furono le ricerche del suo caro amico sepolto per sempre dalla neve di Russia. Nani ritornò ai suoi campi, ai suoi affetti e partecipò sfilando con cappello in testa e le scarpe a tracolla a tutte le adunate nazionali. Per la sua singolarità di portare le vecchie scarpe della ritirata come se fossero una reliquia; fu chiamato da tutti Nani Scarpa. Ebbe dei figli, che incoraggiati anche da lui, avviarono un piccolo calzaturificio e per acquistare il loro primo macchinario, senza esitare, per aiutarli, vendette la sua migliore mucca. Quella nera. Egli ripeteva sempre ai suoi figli: "Le scarpe fatele belle e robuste e usate sempre del buon "curan" (cuoio)" E nel dirlo prolungava a dismisura la m. Dai figli ebbe grandi soddisfazioni perché la loro azienda divenne grande, con molti operai e un marchio prestigioso. Ma entrando un giorno in fabbrica si accorse che al posto del cuoio, per fabbricare le scarpe, stavano usando materiale plastico per soddisfare la nuova moda e imprecò, nel suo abituale dialetto da contadino: "Le scarpe bisogna farle col curan se no el mondo va mal come quea volta che queo coi stivalon el me a mandà in Rusia coe scarpe de carton" E lui arrabbiato non mise più piede nella fabbrica dei figli. A Nani, considerato da tutti come un saggio, tutti volevano bene e gli chiedevano consigli e gli domandavano qual era il segreto della sua lunga vita e a questa domanda egli rispondeva sempre: "Amicia vera e scarpe bone". Arrivò anche per l’alpino Nani scarpa l’ora dell’ultimo congedo, ma prima di entrare in agonia e di perdere la lucidità volle che i figli gli infilassero ai piedi le scarpe della grande ritirata, sospirando: " Voglio incontrarlo con le sue scarpe; vi saluto tutti e cantatemi due strofe dell’ "Ave Maria".

Fuori iniziavano a cadere i primi fiocchi di neve dell’inverno duemila.

Dedico questo mio breve scritto ad un mio lontano parente, De Lucchi Agostino fu Attilio, classe 1922, disperso in Russia e ignorato in patria perché, per quello che ne so io, nessuna lapide lo ricorda.

 

Chiara De Lucchi

classe I B

anno scolastico 1999-2000

Scuola Media Statale di Pederobba