Adunate

adunata bergamo

L'otto e il nove Maggio il Gruppo Alpini Onigo c'era.


L’8-9 maggio 2010 si è tenuta a Bergamo l’83^ Adunata nazionale degli Alpini, a cui abbiamo partecipato numerosi. Quest’adunata ha assunto un significato particolare, quest’anno ricorre infatti  l’80° di fondazione del nostro Gruppo  e gli ottan’anni di ininterrotta partecipazione alle Adunate nazionali, la prima delle quali fu a Genova sotto la guida del capogruppo Primo Zorzi.
L’adunata di Bergamo, come per tutte, si è rivelata un’esperienza unica e irripetibile. La città ci ha accolto con calore e molti alpini erano giunti con largo anticipo per godersi una tranquilla visita dalla città. Bergamo alta racchiude esempi di arte fiorentina e veneziana, mosaici, arazzi e piccole vie dall’aspetto ancora medievale. Toccante è stata la cerimonia per l’esposizione delle spoglie di Don Gnocchi, cappellano militare degli alpini.
Domenica 9 maggio, ci siamo tutti puntualmente ammassati per la sfilata lungo le vie della città. Il nostro gruppo ha tinto la colonna con un’ampia macchia del colore della nostra divisa. Due ali di folla ci hanno accompagnato per tutto il percorso, applaudendo e incitando calorosamente.
A Bergamo non abbiamo mancato di festeggiare gli ottant’anni e, sotto l’immancabile guida del nostro capogruppo Alessandro Ciet , abbiamo accolto chi si presentava al nostro accampamento con pranzi e rinfreschi speciali . Il sabato sera abbiamo organizzato per tutti uno spiedo gigante innaffiato da ottimo prosecco e allietato con canzoni del Coro voce alpina.
…e arrivederci a Torino!


 

adunata alpini e coro

 

DA UNA ADUNATA NASCE IL" CORO VOCE ALPINA ONIGO"




Roma, maggio 1979: 52esima adunata nazionale. Per il sottoscritto, ancora studente, la prima.
Arrivo della spedizione (camion e corriera) nel pomeriggio; breve perlustrazione in città alla “caccia” di uno spiazzo capace di accogliere cucine e dormitorio; poco tempo per “piantare l’accampamento” (sul Colle Oppio) ed ecco fatto: cucine e camere con vista...sul Colosseo.
Memorabile! Impareggiabile!
Ritornai da recluta alpina più di una volta sul posto due anni dopo, in libera uscita, ricordando quell’adunata a cui partecipai non per diritto, non avendo ancora prestato servizio militare da alpino, ma per diletto. In effetti diletto fu. Non tanto e non solo per la grandiosa festa e la magnifica città che la ospitò, ma soprattutto per la mia strabiliante scoperta di un “popolo” eccezionalmente vitale ed eccezionalmente fiero di sé: gli alpini. Qualche mese ancora ed avrei acquisito il diritto di appartenenza a quel “popolo” di cui ora faccio parte anche se meritando, in verità, la radiazione morale per assenteismo.
Ad onor del vero, fin da piccolo avevo avuto modo di seguire mio padre e il Gruppo Alpini e, se pur in ambito ristretto, fin da allora avevo avuto modo di conoscere il “popolo” degli alpini. Lo avevo conosciuto persino da dietro le quinte. Seguendo mio padre, a volte aiutandolo (per quanto possibile e per quel che ero capace) e sentendone i discorsi, avevo avuto modo di capire precocemente come funzionava il gruppo e come erano fatti gli alpini. Devo dire che fin da allora mi piacevano.
Ricordo anche belle giornate di festa: attese, preparate e vissute intensamente, con grande piacere, ma, purtroppo, sempre troppo brevi. E’ difficile spiegare a chi non ha capito da solo che cosa facesse e che cosa faccia funzionare bene gli alpini. Se parlassi di grigliate potrei forse dire: carne genuina, poche aggiunte e bravi cuochi. Ma non sto parlando di grigliate e la spiegazione è ben più profonda.
Sin da bambino, al seguito di mio padre, nelle mie prime frequentazioni del gruppo alpini, che per lo più si riferivano a gite in montagna o alla domenica di agosto sul Monfenera, ero rimasto in qualche modo impressionato, incuriosito e certamente attratto dalla rituale esecuzione di canti alpini. Tutto succedeva repentinamente senza alcun preavviso: si formava un piccolo gruppetto di due o tre persone, intonavano una canzone, e pian piano il gruppetto cresceva fino a formare un coro spontaneo. Non so se sia suggestione legata ai ricordi, ma, a memoria, quei cori non parevano improvvisati e strampalati. Tutt’altro: sembrava che tutti conoscessero la loro parte ed il risultato d’assieme era veramente apprezzabile. Il repertorio era costituito da canti tristi, in genere ispirati ad eventi di guerra, da altri briosi, spiritosi e costruiti sulla spassosa raccolta di allusioni a faccende amorose ed altri ancora che, in maniera assai variegata, raccontavano di come viveva la nostra gente nei tempi passati.
Questa abitudine trovava nelle adunate la migliore occasione per esprimersi e mi tornano alla mente solo alcune delle tante canzoni ivi ricorrenti. Per qualcuna mi risulta meccanico associare un luogo o un evento: ”Sotto il Castel Santangelo”- adunata di Roma; “Ta pum”- pellegrinaggio sul monte Ortigara; “la Dosolina”- adunata di Verona. Quest’ultima canzone la associo ad una immagine particolare: camminando per una via centrale, immersi nella folla di penne nere, di sabato pomeriggio, ci avviciniamo all’ingresso di un bar, con l’intento di entrarvi; sullo stipite, di spalle, tre alpini che io non conoscevo, ma mio padre sì; un breve e gioviale saluto, un “come va?” e dopo appena mezzo minuto partono...”La Dosolina la va di sopra...”. Canzone di per sé non molto significativa, almeno mi sembra, ma legata ad un episodio, invece, molto significativo. E così, di ricordo in ricordo, arrivo ad una brusca interruzione del mio cammino assieme agli alpini: la grave malattia e la scomparsa di mio padre nel luglio 1986. Ritenni di non poter continuare come nulla fosse e, in silenzio, avrei lasciato spirare così il mio status di alpino.
Treviso maggio 1994: 67a adunata nazionale (la precedente a Treviso il sottoscritto la vide a 6 anni).
Il richiamo fu irresistibile! Così, il venerdì sera, mi presentai al cospetto di quegli alpini che avevano continuato a lavorare ed erano lì per rendere onore al grande appuntamento: quella volta “erano di turno”.
Ad ora ormai inoltrata, passata la ressa sotto la tenda ristoro, erano rimasti in silenzio alcuni alpini del gruppo di Onigo ed alcuni del gruppo di Pederobba: entrano due ragazze con seguito ed una di loro intona “Era una notte che pioveva”. Dopo poco la tenda riprese a ripopolarsi ed i canti continuarono per un bel po’...il meccanismo funzionava ancora, ma i cantori, ad essere sincero, mi parevano meno affiatati ed intonati di un tempo (forse l’ora era troppo tarda?).

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prima adunata

Nel 1930 nasceva il Gruppo Alpini Onigo, la cui forza era di soli sette soci,

però già nel 1931 così si presentarono alla loro prima Adunata Nazionale a Genova.

 

Le Adunate Nazionali

Lo Spirito di corpo si fa, ogni anno, più forte e vivo in occasione delle adunate nazionali. Queste diventano l’occasione giusta per ritrovarsi in compagnia, per cantare e ricordare. Nascono nuove amicizie, si ritrovano vecchi amici della naja, e le giornate sono sempre accompagnate dal vino: bianco o nero, purchè “el sia bon” .

E’ la voglia di ritrovarsi il richiamo che alletta tutti gli alpini non solo dell’Italia, ma anche di ogni parte del mondo.

Diventa l’occasione giusta per conoscere le tradizioni, la cultura, i piatti tipici della città ospitante.

Il tutto viene ricambiato non solo con l’allegria, con il rispetto e con la solidarietà, che danno un volto nuovo alle città, ma anche con la preparazione, da parte degli ospitati di propri piatti tipici.

Sembra una giornata dello scambio nazionale e internazionale, dove ognuno viene per portare qualcosa di suo: un’esperienza, un’amicizia, una tradizione, ma anche per prendere qualcosa: un’esperienza, un’amicizia, una tradizione.

L’entusiasmo, la dedizione e la passione che accompagna le adunate ha avuto un ampio “consenso popolare” tant’è che ogni anno gli alpini vengono accompagnati da un numeroso gruppo di amici e simpatizzanti, attirati in questa festa dal forte calore umano che riesce a coinvolgere anche chi non è alpino.

Alla grande festa alpina tutti sono invitati, per poter dire “Io c’ero” e si aspetta con ansia la prossima adunata certi che sarà sempre un successo.



Ci raccontiamo: le mie adunate di Sandro Ciet



La prima adunata non si scorda mai e la mia è stata nel 1970 a Brescia, subito dopo il congedo. Allora le adunate erano molto meno organizzate e con molti meno partecipanti, ma non dimenticherò mai l’atmosfera di amicizia e allegria che si respirava in quei giorni, la stessa sensazione l’ho riprovata in tutte le altre adunate

Nel 1972, per l’adunata di Milano, siamo partito in cinque, stipati dentro una piccola macchina. Sulla metropolitana, tra una folla di alpini, mi sono messo a chiedere se qualcuno avesse incontrato il gruppo di Onigo guidato dal capogruppo Calisto Speranzon. Due anni dopo all’adunata di Udine, entro in un bar e sento un alpino che mi chiede “a tu catà Calisto?”. Era con me sulla metropolitana di Milano e mi aveva riconosciuto. Niente si dimentica durante un’adunata.

Le nostre prime trasferte le abbiamo sempre fatte in macchina, partivamo allo sbaraglio, portando con noi solo la voglia di andare. Nel 1977 ci organizziamo: si parte con il mio camion; nel rimorchio si stendeva della paglia: quella era la camerata; alla fine, per il troppo camminare, la paglia diventava “spigaz”. Nulla ha importanza in queste occasioni tranne l’essere lì.

Nel 1979 a Roma inauguriamo il nostro capannone: eravamo all’avanguardia (a Roma i capannoni si potevano contare sulle dita di una mano) e al poste della paglia arrivarono le prime brande.

A Bologna, nel 1982, abbiamo reclutato un nuovo elemento: “bologna”, una scala trovata per l’appunto a Bologna che da quel momento ci ha sempre seguito ad ogni manifestazione e si è sempre rivelata utile.

Io ho un ricordo speciale e indimenticabile di ogni mia adunata. Guardo una foto e dalla disposizione del capannone, del camion, delle cucine, dal modo in cui ero vestito, dalla gente riesco a ricordare che adunata era.

Il bel tempo sicuramente favorisce la buona riuscita di un’adunata (la pioggia crea non pochi problemi a partire dall’allestimento del campo fino al momento della sfilata), ma è soprattutto il calore della gente che ci accoglie ospitalmente che la rende ancor più bella. Durante le mie adunate ho fatto molte amicizie e alcune durano ancor’oggi.

Partecipare ad un’adunata è per un’esperienza piacevole; in quei giorni io dimentico tutto il trambusto quotidiano, le fatiche, i problemi e mi rilasso, sembra strano vero? In mezzo a quella baraonda io trovo la mia tranquillità e continuerò ad essere sempre presente, perché gli alpini vanno avanti “finché i’a fià”.


L’adunata vista con gli occhi di un cuoco



Ho sempre visto le adunate dall’altra parte delle barricate, quelle fatte non solo di divertimento, ma anche di duro lavoro. Io assieme ad altri ci occupiamo di far funzionare a dovere le cucine in quei giorni caotici, soprattutto alla domenica quando riusciamo a sfamare durante il pranzo ben 150 persone.

Anche se faticoso è sempre una bella soddisfazione, soprattutto quando ci chiedono il bis.

C’è chi spadella, chi prepara la pasta, chi lava i piatti, chi ramazza, e questo fin dalle prime ore del mattino quando serviamo il caffè alla turca e le trippe agli assonnati festaioli, ma pur sempre affamati.

Questo, a dire il vero, è quell’incarico che, nascosto nell’ombra, fa funzionare un’adunata e....non fa mai mancare il buon vino!